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(Italiano) Il sughero

ESTRAZIONE E LAVORAZIONE DEL SUGHERO NEI BOSCHI INTORNO A CASAL DI PARI

LA QUERCIA DA SUGHERO (QUERCUS SUBER)

La sughera è una specie sempreverde del genere “Quercus” appartenente alla famiglia delle Fagacee originaria dell’Europa sud-occidentale e dell’Africa nord-occidentale, da tempi remoti naturalizzata e spontanea in tutto il bacino occidentale del Mediterraneo.  Vive in ambienti dal clima temperato caldo, in posizioni di piena-media luce e terreni silicei, anche poveri e asciutti.

Ha un portamento arboreo con un’altezza che puo’ raggiungere i 20 metri e chioma lassa ed espansa.

La sua vita media è di 250-300 anni ma diminuisce nelle piante sfruttate per il sughero – il tessuto di rivestimento del fusto e delle radici – se questo non viene estratto correttamente.

La coltivazione della quercia da sughero, e quindi la produzione del sughero, avviene soprattutto nei paesi del Mediterraneo occidentale. In particolare in Portogallo (800.000 ettari di coltivazione per una estrazione di 1.600.000 quintali l’anno di sughero); in Spagna (500.000 ettari per 700.000 quintali); in Algeria (400.000 ettari per 200.000 quintali); in Marocco (350.000 ettari per 200.000 quintali); in Francia (100.000 ettari per 120.000 quintali) e in Tunisia (100.000 ettari per 80.000 quintali), In Italia (100.000 ettari per 140.000 quintali – concentrati soprattutto in Sardegna) è diffusa in Toscana, Lazio, Sicilia e Sardegna, dove esistono sugherete di grande interesse industriale e storico.

IL SUGHERO : LE FASI DELLA LAVORAZIONE

 L’estrazione della materia prima costituisce il primo stadio del ciclo di trasformazione del sughero, materiale ecocompatibile adatto a molti usi. Il distacco del sughero dal tronco viene effettuato tra maggio e agosto in modo che le cellule – non ancora ispessite – consentano un facile distacco dallo strato interno della corteccia (fellogeno) che darà origine ad una nuova generazione di sughero.

 Questa operazione – molto delicata perché non deve danneggiare la zona generatrice – è svolta da operatori specializzati chiamati estrattori o scorzini o scorzatori. La loro abilità, frutto dell’esperienza maturata negli anni, delinea una figura professionale che sta purtroppo scomparendo, in quanto non si è riusciti ad assicurare un ricambio generazionale. Non esistono, infatti, interventi scolastici in questo senso, la professione si impara solo attraverso un apprendistato fatto accanto a persone già esperte, spesso i genitori.

Gli estrattori nel loro lavoro utilizzano soltanto un’accetta affilatissima e ben pulita e talvolta anche dei coltelli affilati, con i quali incidono la corteccia dalla pianta: vengono praticati due tagli circolari continui e netti, uno in basso e uno in alto (chiamati corone o collane) e due o tre tagli verticali, a seconda della dimensione della pianta (chiamati righelli o aperture) e il distacco dal fusto viene completato poi manualmente, evitando di strappare la corteccia e cercando di non danneggiare lo strato interno.

È questa la fase più delicata del lavoro in quanto, pur dovendo imporre parecchia forza all’accetta per tagliare il sughero, bisogna allo stesso tempo evitare di incidere il tessuto sottostante, il cui danneggiamento porta alla rovina della pianta.

La fase successiva è quella del distaccamento del sughero: il manico dell’accetta, che ha l’estremità sagomata a cuneo, viene infilato tra il sughero e la pianta a partire dai righelli, e usandolo come leva si riesce ad ottenere le diverse porzioni (chiamate plance), così come tracciate dall’accetta.

In alcune sugherete dopo l’estrazione (non prima di 4 ore) viene praticata una disinfezione dei fusti spogliati con sostanze che possano prevenire l’attacco da parte di parassiti o di funghi.

L’anno in cui viene rimosso il sughero, il fusto ha un marcato colore rosso-mattone che poi, nel tempo, diventa rosso bruno e infine bruno scuro.

 La prima estrazione avviene quando la pianta ha tra i 20 e i 25 anni ed ha raggiunto una circonferenza di 30 – 40 centimetri. E’ detta “demaschiatura” e il sughero estratto si dice “sughero maschio”; si tratta di sughero di scarsa qualità che viene destinato alla macinazione per la produzione di agglomerati. Anche la seconda estrazione – mediamente dopo 9 anni – produrrà sughero di qualità non eccellente.

Le estrazioni successive vengono effettuate a intervalli regolari ogni 10 – 12 anni. Il sughero estratto detto “sughero femmina” o “sughero gentile” presenta una struttura più regolare (liscio, compatto, leggero, elastico e impermeabile), si presta meglio ai processi di trasformazione ed ha un maggior valore economico.

La quantità di materia prima che si può ottenere da una pianta dipende da molti fattori: dimensione del tronco, età, spessore del sughero, periodo di estrazione. Complessivamente due operatori specializzati riescono in una giornata ad estrarre una media di 9-10 quintali, ma è possibile in alcuni casi arrivare anche a 15-16 quintali di sughero grezzo.

Una volta estratto dalla pianta e prima di essere sottoposto al processo di lavorazione, il sughero viene trasportato presso luoghi di raccolta o presso le aziende, dove viene selezionato e diviso in base alle caratteristiche qualitative: il sughero maschio è destinato alla macina, le plance di sughero femmina sono accatastate in grandi spazi all’aperto e lasciate stagionare per un periodo generalmente compreso tra sei mesi e due anni (i tempi variano a seconda del clima della zona, della qualità e della provenienza del sughero e dalla produzione a cui è finalizzato).

Le plance vengono accatastate in pile evitando il contatto diretto con il suolo in modo tale da favorire una buona circolazione dell’aria.

Durante questo periodo, il tessuto suberoso perde, a causa dell’ esposizione agli agenti atmosferici, circa il 10-30% della sua umidità e si libera di alcune impurità, tra cui la cosiddetta polvere rossa (nel caso del sughero destinato alla fabbricazione di tappi, se non venisse stagionato la polvere finirebbe nel tappo e conseguentemente nel vino, alterandone le caratteristiche organolettiche).

La fase della stagionatura richiede la massima attenzione: un’ insufficiente esposizione dal punto di vista temporale provocherebbe problemi nella determinazione del livello qualitativo della materia, con gravi conseguenze nel prodotto finito.

In questa fase la materia prima non deve subire nessun trattamento industriale.

Terminata la stagionatura, il sughero di buona qualità è pronto per la bollitura, altra fase importante durante la quale aumenta di spessore e di flessibilità, vengono eliminati i parassiti contenuti nella corteccia, viene abbattuto il contenuto di sostanze idrosolubili, viene espulso il tannino e altre sostanze. Il sughero per agglomerati non viene bollito.

 La bollitura avviene per circa un’ora, in caldaie o vasche rivestite di rame o in acciaio inox, nelle quali l’acqua deve essere continuamente rabboccata e periodicamente sostituita per intero al fine di garantire l’effettiva pulizia del sughero.

In questa fase i pori, aperti durante il periodo dell’esposizione agli agenti atmosferici, si richiudono e il sughero perde la sua caratteristica curvatura assumendo un aspetto piano.

 Dopo essere stato bollito il sughero talvolta, prima di essere imballato, viene sottoposto ad un’altra operazione, la raschiatura, che consente di eliminare la parte più esterna e i residui presenti nella corteccia.  A questo punto, mentre gli scarti di sughero femmina vengono convogliati verso i lavori di frantumazione, avviene una nuova classificazione ed infine il prodotto viene indirizzato alle diverse attività di trasformazione.

Principali prodotti

Tappi da champagne e per vini pregiati

Pannelli per isolamento termico e rivestimento

Artigianato: accessori per la casa, contenitori per acqua e formaggi, oggettistica ….

Abbigliamento e accessori

Solette per calzature

Tecnologia e applicazioni innovative

Per la sua struttura e le sue caratteristiche, inoltre, il sughero è un materiale ideale per numerose applicazioni: industrie automobilistiche, elettriche, aeronautiche e navali.

Nelle motociclette il sughero viene utilizzato nei dischi di frizione.

Sulle navi da guerra il sughero agglomerato, che possiede proprietà ritardanti d’incendio, permette di isolare in maniera molto efficace i tubi di vapore e le installazioni di ventilazione; la flessibilità lo rende il materiale più efficace per isolare i tubi occupando il minimo spazio, offrendo elevate prestazioni in dimensioni così ridotte.

Inoltre viene utilizzato come rivestimento interno dei sommergibili.

L’applicazione forse più spettacolare è il suo utilizzo come scudo di protezione nelle navette spaziali e i missili, ivi compreso lo Shuttle, al fine di proteggere la struttura del missile contro l’elevata temperatura provocata dall’attrito, quando la navetta esce o rientra dall’atmosfera.

 Bibliografia da Internet

 www.agraria.org

www.molinas.it

www.wikipedia.org

www.sughero naturale.it

Per chi vuole approfondire

Roberto Graffi, L’arte della lavorazione del sughero in Sardegna, Arkadia, 2010

Si ringraziano vivamente

* Luciano Molinas (proprietario della tenuta di Bagnolo, Comune di Civitella-Paganico) per averci consentito le riprese fotografiche dell’estrazione del sughero nelle sue sugherete

* Pietro Cabiddu, Ignazio Dessi, Cosimo Emanuele, Giuseppe Fadda, Antonio Francesco Loi, Antonio Onali, Salvatore Pisanu e Vladi per la loro disponibilità ad essere ripresi durante il lavoro e per le informazioni che ci hanno fornito

 

53 Comments

  1. bulgaria says:

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