I dintorni
Luoghi interessanti nelle vicinanze
- Terme di Petriolo e torrente Farma (circa 4 Km)
- Castello del Belagaio (7 km)
IL CASTELLO E LA STRADA DEL BELAGAIO
Uscendo dal paese attraverso via Trento in direzione della campagna, immediatamente prima del cimitero, inizia sulla sinistra la strada bianca del Belagaio.
Il Belagaio è un antico castello feudale in mezzo al bosco, che è passato nelle mani di vari potenti della zona: è stato della famiglia degli Aldobrandeschi, dell’Abbazia di S. Lorenzo al Lanzo, della famiglia degli Ardengheschi e, da ultimo, dei conti Grottanelli. (*1)
Sicuramente rappresentava un punto strategico a dominio della Val di Farma e la sua importanza è stata legata anche alla presenza nella zona di numerose ferriere. Nell’800 fu trasformato dai conti Grottanelli in una villa-fattoria ma possiede ancora il fascino del castello.
Attualmente il castello appartiene al Corpo Forestale dello Stato ed è al centro di una riserva naturale (*2) che è sede anche di un’azienda pilota sperimentale e didattica per la salvaguardia e la diffusione del cavallo maremmano.
Proprio sotto al castello c’è anche una interessante grotta (La Tomba); per visitarla occorre l’autorizzazione delle guardie forestali e la guida di uno speleologo.
La strada che collega Casal di Pari al castello del Belagaio e che prosegue poi per il paese di Torniella – lunga complessivamente circa 14 chilometri – ha una storia particolare: è stata infatti costruita negli anni ’50 con i fondi messi a disposizione dal governo per aiutare i disoccupati che, nel dopoguerra, erano assai numerosi in questi piccoli paesi
I fondi del Governo, ovviamente, non arrivavano con facilità, e tanto meno automaticamente. Lo stanziamento per la costruzione della strada fu ottenuto grazie al paziente lavoro svolto dal sindaco e dal vicesindaco del Comune di Civitella Paganico (rispettivamente sig. Carlo Gremignani e sig. Ulisse Rustichini) ai quali dette la sua collaborazione anche Lidio Leoncini, padre della proprietaria di Casa Paola.
Negli anni ’50 le piccole aziende agricole a conduzione familiare erano in declino, come lo erano il taglio del bosco, la produzione di carbone (per la minore richiesta di questi prodotti come combustibili) e le miniere (*3) di antimonio, piombo argentifero e rame (chiuse per esaurimento dei minerali).
Tra il 1950 e il 1960 molti giovani emigrarono per cercare lavoro nelle città, nelle quali si stavano sviluppando attività industriali, edilizia, turismo e servizi collegati; alcune famiglie preferirono trasferirsi nelle città, anche per consentire ai figli di frequentare con più facilità le scuole secondarie; nel paese, infatti, esisteva solo la scuola di base.
I lavoratori che costruirono la strada del Belagaio provenivano da Casal di Pari, da Pari e dalle campagne circostanti e raggiungevano il posto di lavoro a piedi o in bicicletta.
La massicciata della strada è stata completamente fatta a mano: le uniche “tecnologie” a disposizione dei lavoratori erano pale, zappe, picconi, mazzuoli, carrette e polvere per fabbricare le mine che servivano a far saltare delle rocce dove queste intralciavano il tracciato o quando servivano per procurare le pietre della massicciata.
Buona parte di loro erano analfabeti e ricevevano in compenso, oltre ad una modesta paga giornaliera in denaro, anche generi alimentari (principalmente pasta e miele). Mio padre dirigeva il cantiere e provvedeva a pagare i lavoratori; la cantina della mia casa fungeva anche da deposito per i generi alimentari.
La strada del Belagaio passa attraverso un bosco molto bello, ricco di piante tipiche dell’area: macchia maremmana (corbezzolo, scopo …), querci, lecci, sughere, frassini, carpini, faggi, tassi, castagni … Si possono vedere anche molti pini silvestri ma questi sono stati introdotti soltanto una sessantina di anni fa, dopo che un grosso incendio distrusse una gran parte di bosco tra Roccastrada e Casale; per ricreare rapidamente la vegetazione, fu deciso un rimboschi-mento a pino silvestre, cha ha il vantaggio di una crescita rapida. Purtroppo, però, il pino si è diffuso in maniera eccessiva e attualmente il ministero dell’agricoltura e delle foreste mette a disposizione fondi per abbattere una certa quantità di pini e curare la ricrescita delle piante tipiche del luogo.
I lavoratori che costruirono la strada del Belagaio provenivano da Casal di Pari, da Pari e dalle campagne circostanti e raggiungevano il posto di lavoro a piedi o in bicicletta.
La massicciata della strada è stata completamente fatta a mano: le uniche “tecnologie” a disposizione dei lavoratori erano pale, zappe, picconi, mazzuoli, carrette e polvere per fabbricare le mine che servivano a far saltare le rocce dove queste intralciavano il tracciato o quando servivano per procurare le pietre della massicciata.
Buona parte di loro erano nalfabeti e ricevevano in compenso, oltre ad una modesta paga giornaliera in denaro, anche generi alimentari (principalmente pasta e miele). Mio padre dirigeva il cantiere e provvedeva a pagare i lavoratori; la cantina della mia casa fungeva anche da deposito per i generi alimentari.
Un tempo molti alberi erano importantissimi per la vita quotidiana di persone e animali.
La quercia, il leccio e la sughera provvedevano alle ghiande per i maiali (e la carne di maiale rappresentava una risorsa importante per l’alimentazione). Durante la guerra le ghiande venivano anche essiccate, tostate e macinate per ricavarne una specie di polvere da “caffè”.
Il castagno per secoli ha rappresentato la vita per moltissime famiglie contadine.
I frutti venivano seccati nei seccatoi (possiamo ancora vedere nei boschi alcuni esemplari di seccatoi, ormai piuttosto in rovina) e poi macinati per ricavarne una farina con la quale, nell’inverno, le famiglie contadine facevano un piatto chiamato polenta. Le castagne venivano anche usate, come le ghiande, per l’alimentazione dei maiali.
Anche il legno è stato importantissimo, sia per la costruzione di case e arredi, sia per la legna con la quale scaldarsi in inverno.
Lo scopo – di cui i boschi intorno al paese sono molto ricchi, è una pianta che rivestiva e riveste una particolare importanza: viene usata per fabbricare scope (oggi in misura inferiore rispetto a molti anni fa), staccionate, tettoie … La radice, molto bella e resistente, viene usata per la fabbricazione delle pipe.
Vicino al paese, sulla vecchia strada verso Paganico, c’è un laboratorio per la preparazione delle bozze per le pipe. E’ questa un’attività lavorativa che esisteva già nel XIX secolo, era stata poi abbandonata ed è stata ripresa in tempi recenti.
Un tempo molti alberi erano importantissimi per la vita quotidiana di persone e animali. La quesrcia, il leccio e la sughera provvedevano alle ghiande per i maiali (e la carne di maiale rappresentava una risorsa importante per l’alimentazione).
Il castagno per secoli ha rappresentato la vita per moltissime famiglie contadine. I frutti venivano seccati nei seccatoi (ne possiamo ancora vedere nei boschi alcuni esemplari, ormai piuttosto in rovina) e poi macinati per ricavarne una farina con la quale, nell’inverno le famiglie contadine facevano la polenta. Le castagne venivano abche usate, come le ghiande, per l’alimentazione dei maiali. Anche il legno del castagno è stato importantissimo, sia per la costruzione di case e arredi, sia per la legna con la quale scaldarsi in inverno. Il tronco delle sughere veniva periodicamente spogliato del sughero (la corteccia esterna) che veniva venduto. Il commercio del sughero è praticato anche oggi.
Sono presenti anche betulla e tasso.
Il bosco è ricco anche di selvaggina: cinghiali, caprioli, daini, lepri, volpi, scoiattoli….. ma non è facile incontrarla durante il giorno. Con un po’ di fortuna e stando attenti a non fare rumore, si possono incontrare questi animali all’alba o al tramonto, soprattutto vicino ai corsi d’acqua.
Si trovano anche molti tipi di uccelli: il picchio muratore, l’allocco, la civetta, il falco, il gufo, il fagiano. Ne periodo settembte/febbraio è molto praticata la caccia: lepri, fagiani cinghiali …..
Sono presenti anche animali rari (e protetti) quali la lontra, la martora, il ferro di cavallo maggiore e minore, la faina, il gatto selvatico, il daino. il muflone.
Nella valle del Farma, poco distante dal castello del Belagaio, c’è un piccolo laghetto (stagno della Troscia) nel quale è presente il tritone alpestre.
In autunno si possono trovare nei boschi diversi tipi di funghi: porcini, ovoli, gallinacci …
Il primo (e da due anni anche il secondo) week end di ottobre si festeggia, dal 1976, la sagra del fungo porcino.
NOTE
(*1) Il nome “Belagaio” deriva dal latino “Pelagus”, l’acquitrino che esisteva un tempo nell’avvallamento di fronte al castello.
(*2) Per visitare il castello bisogna rivolgersi al Corpo Forestale dello Stato (t. 0566 40019).
(*3) Una curiosità: a Casal di Pari è nato Aurelio Galoppini (in arte Galep), il disegnatore di Tex Willer. La famiglia, infatti, di origine romagnola, si era trasferita a Casale dove il padre, ingegnere minerario, dirigeva alcune miniere.
- Castello di Monte Antico (circa 15 Km)
- Abbazia di San Galgano (circa 30 Km)
- Montalcino (circa 45 Km)
- Castello di Poggio alle Mura (circa 30 Km)
- Abbazia di Sant’Antimo (circa 45 Km)
- Parco archeologico di Roselle (circa 30 Km)
- Parco dell’Uccellina (circa 70 Km)
- Necropoli etrusca di Vetulonia (circa 60 Km)
- Siena (30 Km.)
- Abbazia di Monte Oliveto Maggiore (circa 55 Km)
- Murlo
- Asciano
- Pienza
- Montepulciano
- Monteriggioni (circa 40 Km)
- San Gimignano (circa 70 Km)
- Strada del Chianti (Siena- Castellina in Chianti – Greve in Chianti – Impruneta)
- Massa Marittima (circa 60 Km)
- Monte Amiata